Il palio storico di Angri, nato
da una lettera ritrovata in un libro del 1800, inviata a Sua Eccellenza
Gennaro Sabatino, già Sindaco di Angri sotto il Regno di
Gioacchino Murat, presuppongo tra la fine del 1700 inizio 1800,
in cui un tale Giuseppe Forino, nominandosi Maestro di Fiera, chiede
l’intercessione del su citato sindaco, al sindaco attuale che non
vuole dargli il “possesso di Maestro di Fiera” e che, addirittura
tenta di eliminare per paura credo, che ai Francesi del Regno tanta
gente possa provocare dei disordini e far scoppiare una rivolta,
cosa non inconsueta per quei tempi in cui i re legittimi di Napoli
erano fuggiti a causa dell’esercito napoleonico e la stessa chiesa
dell’Annunziata di Angri con relativo monastero era stata fatta
sgomberare e fatta diventare sede di un reparto di cavalieri Francesi.
Ora vengo al dunque, il Sabatino vive a Potenza, il suo feudo gli
rende bene e lontano dalla capitale, dove i nobili sono mal visti
dai Francesi, tanto da far cessare i titoli italiani, nominandoli
possidenti. Anche i nati di quel periodo nobili, portano scritto
sul certificato di nascita tale titolo con il solo appellativo “Don”
per distinguerli dal ceto popolare. Ora non sappiamo se a quella
lettera ci sia stata una risposta, e se il sindaco attuale, solo
perché amico del precedente, abbia concesso a tal Giuseppe
Forino la “mastrolania della fiera”. (Si dovrebbe vedere negli archivi
comunali o ecclesiastici).
Il Forino racconta, per adulare il Sabatino, com’era bella la fiera
sotto il suo sindacato, degli otto giorni di festa, della gente
che accorreva da tutte le parti, della corsa dei cavalli nel vecchio
fossato, e come l’avrebbe voluta fare secondo le vecchie consuetudini
della terra d’Angri il Sabatino. Con le lance e i cimieri, come
quando venne in Angri la vecchia regina Giovanna, da “Giovanniello”.
Ecco, da questo spunto, partì il palio attuale e, dalle ricerche
storiche da me effettuate, scoprii che la regina realmente era stata
in Angri, che “Giovanniello” era nientemeno il nipote di Giovanni
Zurolo e che tutto quello che il Forino recitava era verosimilmente
vero.
Ora non potendolo fare di corsa per i rischi consequenziali, (assenza
di terreno e di spazio), lo iniziammo a fare come lo fanno quasi
tutti in Italia. (saraceno ed anelli).
Quest’anno, visto che non potremo attuarlo nel fossato, per via
dei lavori di restauro al castello, e che sullo stradone diventa
pericoloso far girare i cavalli e frenarli, avendo trovato un sistema
di sicurezza per far gareggiare due cavalieri come ai tempi che
narra la lettera, e che tale “giostra” possa far gareggiare quanti
cavalieri vogliamo, rendendo di nuovo al palio la spettacolarità
che gli compete ed ai borghi di poter essere più attori che
comparse, dando decoro alla giostra, daranno decoro al borgo, perché
loro saranno attori come vedremo dal regolamento appresso.
In questo modo 36 cavalieri potranno partecipare al torneo e sfidarsi
tra di loro per portare i 6 campioni la domenica al Palio.